Il sistema tradizionale di allevamento nella Regione prevede la stabulazione nelle aziende di fondovalle in inverno, mentre nel periodo fine primavera-inizio estate le mandrie salgono in alpeggio a diverse altitudini seguendo il ciclo vegetativo dei pascoli.

L’ alimentazione è basata su fieni e modesti quantitativi di concentrati e sfruttamento dell’alpeggio, nel periodo estivo, per un periodo di 100-120 giorni. La maggior parte delle bovine salgono in alpeggio, seguendo la ripresa vegetativa dei prati-pascoli e pascoli ai diversi livelli altitudinali fino ad oltre 2.500 m. Le Valdostane dimostrano di possedere ottime capacità di sfruttamento dei pascoli e di adattamento alle condizioni ambientali avverse.

Nel periodo invernale avviene la maggioranza dei parti. La vacca valdostana nel periodo di lattazione, convenzionalmente fissato di 305 giorni, produce circa 4.500 kg di latte, che viene trasformato per la quasi totalità in “fontina d.o.p” . La Fontina è un formaggio a latte crudo intero a pasta semicotta che richiede una stagionatura di circa 100 giorni prima di essere consumato.

Il vitello che nasce femmina viene destinato alla rimonta, se di qualità morfologiche desiderate, altrimenti allevato ed ingrassato per la produzione di carne insieme ai soggetti maschi. Il vitellone valdostano presenta degli indici di accrescimento medi, nel periodo intercorrente tra 0 e 365 giorni di vita pari, a 1,2 e 1,5 kg/giorno. Quindi l’allevamento costituisce un’ottima fonte di ricavo dalla macellazione annuale dei vitelli che nell’anno raggiungono peso vivo di circa 380/450 kg di peso vivo.

Per le motivazioni di cui sopra tali bovini sono definiti animali a duplice attitudine, in quanto danno ottimi risultati sia nella produzione di latte che di carne. Grazie alla loro elevata rusticità e versatilità, nel periodo estivo, compiono agevolmente lunghi spostamenti per raggiungere i pascoli su suoli scoscesi e duri dove sfruttano severe condizioni ambientali riuscendo a reperire le quote di foraggio necessarie al loro mantenimento e alla produzione.

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Altre caratteristiche da attribuire a tale razza sono, oltre al facile adattamento ai climi difficili, una buona resistenza alle patologie. Infatti nonostante la prolungata esposizione ai raggi solari durante l’estate questi esemplari non manifestano problemi né di origine oftalmico (legato agli occhi), nè dermatologico (legato al mantello), e neppure sofferenze legate all’apparato locomotorio.

Infine altre tipicità sono rappresentate dalla rusticità e da una spiccata longevità accompagnata ad un’elevata attitudine riproduttiva e una notevole facilità al parto, e, come descritto sopra, una predisposizione al consumo di foraggi grossolani a scarso valore nutritivo.

 

Per quanto concerne i controlli sanitari gli animali messi sul mercato provengono da allevamenti ufficialmente indenni da Tubercolosi, Brucellosi e Leucosi Enzootica Bovina.

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La razza bovina Valdostana Pezzata Rossa è una delle poche razze indigene italiane a spiccata attitudine alla produzione lattea, la quale si distingue nel contempo per la sua ottima attitudine alla produzione della carne e per la spiccata robustezza organica.
Per i suoi caratteri di rusticità, produttività e adattamento, la razza Valdostana Pezzata Rossa ha incontrato il favore e la preferenza di molti allevatori fuori della sua zona tipica di allevamento ed all’estero. Oltre all’attitudine dominante (latte), possiede anche ottime capacità di accrescimento e ingrassamento: i soggetti sono solitamente precoci e hanno una buona resa alla macellazione per la notevole riduzione dello scheletro.

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